“Se scendevi lungo il cordone o se salivi dalla cava, a destra, poco dopo la chiesa, svoltavi in via della Commenda, al numero quattro, saliti tre o quattro gradini, c’era un’antica osteria. Entravi incerto e, mentre ti sorgeva il dubbio che fosse una casa privata, compariva Aronne, alto e possente: ti faceva accomodare e sentivi che eri giunto in una specie di zona franca, sotto la sua protezione. Subito il vino di Orvieto cominciava a renderti più allegro. Con la sua voce intensa, Aronne... continua >>>
(tratto dal Corriere dell' Umbria, gennaio 2005)
